Lungolago: disagi che si potevano evitare e soluzioni

Quando si progettano interventi senza valutarne tutti gli aspetti, le funzioni, la sicurezza e le conseguenze
delle opere, si finisce per rimediare a posteriori con soluzioni d’emergenza che peggiorano le cose e,
purtroppo, anche per trovarsi di fronte a situazioni di potenziale pericolo.


Sono bastati i primi giorni di sole e caldo per mettere in luce tutti quegli aspetti di criticità del nuovo
lungolago, in molti casi problemi che come Orizzonte per Lecco avevamo denunciato già in più
occasioni, senza ottenere alcuna seria considerazione.


Sta facendo il giro del web in queste ore il video che ritrae un’automobile percorrere incredibilmente la
ciclopedonale come fosse una normale corsia stradale. Se da una parte è fuori di dubbio che la colpa sia
del trasgressore che non ha rispettato segnaletica e Codice della strada, dall’altro lato si dimostra quello
che già avevamo denunciato lo scorso 8 agosto come gruppo consigliare: la nuova ciclopedonale
necessita di protezioni e di dissuasori ben più consistenti per limitare i rischi di invasioni da parte di
mezzi (auto e mezzi pesanti) o, al contrario, cadute o uscite dalla pista di biciclette magari guidate da
qualche bambino. Anziché replicare banalmente equiparando il marciapiede del lungolago a qualsiasi
altro marciapiede della città (come se utenza e modalità di fruizione fossero le stesse), forse già all’epoca
sarebbe stato opportuno prendere sul serio la nostra segnalazione. Sia chiaro: non intendiamo in alcun
modo cavalcare strumentalmente quanto accaduto, ma è doveroso chiedersi: cosa sarebbe potuto
succedere se quell’auto si fosse trovata sulla ciclopedonale in pieno giorno?


Le criticità però non sono finite qui. A poche centinaia di metri di distanza, infatti, i residenti di via
Spirola e limitrofe si sono sentiti dire nei giorni scorsi dal sindaco che il problema — creato dalla stessa
Giunta — della cancellazione dei parcheggi sul lungolago verrà risolto solo a giugno e introducendo
nuovi spazi a pagamento, per i quali dovranno sborsare 90 euro all’anno. Una classica pezza peggiore del
buco e che si sarebbe potuto evitare se non si fosse portato avanti il progetto del lungolago ignorando
osservazioni, richieste e proposte di correttivi. Una “soluzione” che non rimedierà ai problemi creati,
tanto più che si dovrà pagare per lasciare l’auto in stalli che semplicemente saranno in buona parte gli
stessi di ora, semplicemente ripitturati di blu.


E che dire di quello che sta accadendo dall’altra parte, sul Lungolario Isonzo, dove la carreggiata è stata
ristretta, prima eliminando senza logica i posti per moto e autobus, poi correggendo maldestramente
all’ultimo momento? Le moto sono state ricollocate su tratti di strada più stretti, con spazi di manovra
ridotti in mezzo alle solite code del weekend e comunque ancora insufficienti, come ben dimostrato in
questi giorni. Gli autobus, invece, dispongono ora solo di due stalli sul lato opposto, del tutto insufficienti
rispetto ai 7-8 mezzi che arrivano quotidianamente in primavera, e non adeguati alle reali esigenze che
tutti sanno essere quelle dei mezzi in arrivo da nord.


Il risultato è stato subito evidente anche nelle immagini che riportiamo, scattate in questi giorni: autisti
costretti ad arrangiarsi, parcheggiando negli spazi destinati alle moto o “rubando” gli stalli previsti per i
pullman di linea in viale Costituzione. I passeggeri, di conseguenza, in quest’ultimo caso vengono
scaricati su un marciapiede molto stretto e finiscono per attraversare pericolosamente vicino all’incrocio
di via Da Vinci, ingolfandolo a colpi di 50 alla volta.


Polemiche sterili? No: è il racconto di ciò che accade quando si lavora male e in fretta.
Soluzioni? La principale sarebbe stata evitare di crearli questi problemi. Ora si può solo intervenire a
posteriori con qualche intervento realmente sensato, ad esempio tornando ad allargare il tratto di
lungolago davanti ai portici, migliorando la segnaletica e tornando a posizionare dei dissuasori ai bordi
della ciclopedonale.


Come Orizzonte per Lecco rivendichiamo un altro modo di operare e di progettare la città: analisi reale
dei bisogni, valutazione dell’impatto dei progetti e ascolto dei suggerimenti: prima, non a cose fatte.

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